Dentro la storia di Jack il cuoco

20.07.2018

La storia di Jack, nella parte finale conosce la parola psicoanalisi, psichiatria, anche se è solo la teoria della mente, non tanto la sua cura, la sua psicoterapia, che ha la moglie di Jack, che sa che lui ha vissuto con l'amante una notte, che spesso è un sogno.

E' ovvio che questa mente quella di Jack, nella sua storia, sia in altro mondo quello della filosofia. 


Puoi parlare al cuoco del valore della velocità ?

Lui pensa sia la fisica, cosa scientifica, quindi lontano dalle materie umanistiche che gli tocca leggere. Non solo il suo percorso è quello di domestico, di servitore, che seppure è " favorito "; prescelto, deve fare una durissima gavetta. 

Jack, lo si legge nel suo epitaffio, ama la speranza, potrebbe quasi dire " speriamo bene e speriamo in Dio, sapendo benissimo che chi crede vuole sapere la verità su quello che ha vissuto, lui ha creduto prima di insegnare, poi di essere ricco, poi di essere cuoco ed innamorato, è arrivato, come molti di noi, a dovere credere, seppure nella speranza, alla verità di essere solo e disoccupato. 

Possiamo definirlo con la filosofia greca e cioè ha partecipato alla forma dell'acqua e quindi partecipa alla forma del ghiaccio. Non sa che per la sua storia c'è l'utopia, come per la sua storia c'è la scuola, la ricerca, propria dell'insegnamento. 

Il cuoco dopo un faccia a faccia finale, con la moglie, decide di non ascoltare, si lascia conquistare dal silenzio. 

Non chiedere quindi al protagonista della velocità, gli puoi chiedere della speranza, di come anche il finale, anche il non essere diventato nessuno, non è sufficiente a chiudersi in un " inferno ", si tratta di continuare a sperare di fare, di potere essere libero.

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