La storia di Jack il cuoco

20.07.2018

La storia che leggi merita delle riflessioni. Prima cosa non mi riguarda nella vita, visto che non sono, non sarò mai una persona inserita, interessata, dalla carriera dell'insegnamento, accademico e non. Diciamo che i miei studi hanno fatto altro " punteggio ". Appaiono quindi nella storia un gruppo di parole, che potrebbero sembrare un inchiesta, venire dal mondo del giornalismo, Jack si reca anche nella sede di un giornale, ma il nostro personaggio è " goffo ", " maldestro ", nella parola per gli italiani, lui che è un selezionato, prescelto, dagli americani. Il Prof. Jack, alle prese con il " noi non la vogliamo " piano, piano sparisce, nella trappola dello studio, delle parole, transita nei numeri, deve fare o meno partire, traducendole, delle frasi accademiche, gradite all'italia, sembra farcela. Le sue espressioni, con calma, entrano nelle aule, conoscono gli studenti, gli stagisti, gli allievi. Sono utili a proporre proprio la difesa di un inchiesta che hanno in comune America ed Italia, quasi sempre, quando lui scrive sul foglio, sul computer, c'è una pagina tecnica che si riempie, di questa inchiesta, è previsto è dovuto che lui come merito d'insegnamento abbia quello di Sheakespeare, che anche se non di dice è un'altra cosa concordata tra Italia ed America, in questa storia di pura fantasia. Lui tenta, di entrare nella parte intellettuale dello studio, dell'insegnamento, di mettersi dal lato giusto, informa, consiglia, si assicura una " chance " può far vedere quello che sa fare. 

Sto scrivendo anche troppo della storia di questo cuoco, scelto per insegnare, fatto studiare, che si è ritagliato un suo spazio di comunicazione, da usare per i suoi studi, non troppo lungo, con lettere non troppo stupide, che deve trovare parole " chiarissime ". 

Ha un suono, che deve rendere indietro in conversazione normale, il suono è la sua missione, diciamo la sua cattedra, quindi il suono viene visto come una conversazione intelligente. A dire il vero l'unico frammento di questa conversazione importante è " non so parlare, leggere, scrivere e non ho un lavoro ", spesso a dirlo è la sua spalla, rappresentata da una donna, che nella migliore versione quella che attira un vasto pubblico, del suono, delle sue parole, non vuole mancare. 

Lui spesso viene presentato, raccomandato, dagli accademici, alla fine al momento dei saluti vive il suo dramma, non serve più, l'inchiesta è conclusa, viene sbattuto dentro al mondo del " noi non la vogliamo ".  Adesso c'è lo spazio in cui,  nel finale, il cuoco, può fare vedere le sue lettere personali, il suo intimo, può dire quello che pensa, sapere quello che veramente pensano di lui. 

Diverrà un testimonial per il cibo fallito, la sua esperienza difficile richiede il controllo delle emozioni, sa che parla e basta, ha speso, per il fatto di essere scelto, tutto il tempo a parlare, chiuderà con un epitaffio, che è il momento in cui il suono muore, rinuncia a conversare in modo intelligente.